Fosse per me lo battezzerei, e parlo seriamente, Ponte dell’Autocritica. Che fra tante oggettive qualità di noi parmigiani, è sicuramente
una delle meno diffuse e delle meno esercitate. E che invece ci servirebbe spesso.
Venne annunciato, con uno sprezzo del ridicolo perfino superiore a quando sento parlare di Parma come di “Piccola Parigi”, come il nostro Ponte Vecchio o Ponte di Rialto, ovvero i due unici e straordinari esempi di ponti abitati, a Firenze e Venezia. E poco valse il fatto che già a sud della città, il Ponte De Gasperi (che pure, esteticamente, ha un suo perché) venne bollato dall’allora direttore dell’Efsa, Podger, con la fulminante battuta: “Bel ponte: ora vi manca solo il fiume!” alludendo al rigagnolo che nella bella stagione è la Parma, anche se poi ben sappiamo che il nostro torrentello sa gonfiarsi fino alle arcate dei ponti cittadini.
Morale: mettendo insieme grandeur, effetto Efsa (proprio alla vicina sede dell’Authority alimentare si lega la struttura), superficialità o eccesso di fiducia sulla possibilità di aggirare le leggi sulle strutture sui corsi d’acqua (che da tempo non potevano più essere abitabili) nel terzo millennio nacque il più inutile costoso manufatto cittadino. Lascio invece al gusto di ognuno il giudizio estetico, che qui è secondario.
Più che Rialto, per restare a Venezia dovremmo parlare di Ponte dei Sospiri, disconosciuto da tutti (compreso il successore di Ubaldi. che oggi prende le distanze da tutto ciò che di negativo fu fatto quando lui era e assentiva in squadra, traendone poi la spinta per diventare sindaco a sua volta). Problemi oggettivi, legislativi ed economici, che lascio spiegare agli esperti, hanno fatto sì che a 15 anni dalla posa della prima pietra (sindaco Vignali) e a 13 dalla strana inaugurazione senza tagli di nastro (sindaco Pizzarotti) il Ponte non abbia ancora una sua destinazione precisa, nonostante tanti discorsi sulle Autorità delle acque o su altre ipotesi.
In compenso c’è un nome, se non sbaglio: Ponte Europa, che di questi tempi sembra però rispecchiare in pieno la crisi del vecchio continente al quale il ponte è intitolato.
Ma nel frattempo c’è anche altro, che oltre all’auspicabile Ponte dell’Autocritica parmigiana mi fa pensare, parafrasando il presuntuoso paragone veneziano, a un Ponte di…Ribasso, in una città che si sta avvolgendo in ottusi e sterili confronti muro contro muro, a imitazione dell’ancor peggiore politica nazionale.
Riassumo in due parole: oltre ad essere ancora inutilizzato, il Ponte Nord o Ponte Europa è stato dapprima oggetto di vandalismi, e poi è diventato una vera e propria tendopoli, simbolo contemporaneamente di povertà, emarginazione, degrado. E a seconda della convenienza identitaria, da alcune settimane – e ancor più negli ultimi giorni – il dibattito politico si sta incentrando su questo o quello dei problemi legati al Ponte: chi ne fa quasi solo un problema di decoro, corredando con una sorta di selfie che forse sarebbe stato più dignitoso evitare, e chi, pur sottolineando giustamente l’aspetto umano, non ha saputo mantenere la propria stessa promessa di risolvere il problema (almeno quello dei disperati all’addiaccio) entro il mese di marzo.
Non c’è quindi bisogno di scomodare De Andrè, o men che meno di fare retorica sociologica, per dire che su questo ponte “siamo tutti coinvolti”. Civiltà Parmigiana e Forza Italia perché vollero una struttura sostanzialmente inutile e fuori legge, oltre che costosissima; il governo nazionale perché, al di là dei proclami, evidentemente qualcosa ancora manca per una occupazione stabile e in regola della struttura, senza contare che certe situazioni di degrado nascono anche dal fatto che non tutto è oro ciò che si vuol raccontare come luccicante nel nostro Paese; e la maggioranza in Comune perché non ha tenuto fede al proprio stesso impegno e perché comunque deve essere parte attiva per arrivare a una soluzione in tempi che non possono prolungarsi ulteriormente.
Il problema è di Parma. Tocca quindi proprio a Parma (sindaco, giunta, consiglieri anche di minoranza, parlamentari, consiglieri regionali, associazioni economiche e non; tutti, insomma) unire le forze, senza improduttivi comizi. Mentre, come beffardo contrappasso rispetto alla presunzione iniziale. il Ponte si fa Vecchio e il disagio per le immagini attuali tende al Rialto.
(La foto è tratta dal sito del Comune di Parma)
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